Palazzo Serbelloni: dietro la facciata di Corso Venezia, oltre due secoli di storia

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Percorrendo Corso Venezia, nel cuore di Milano, è facile lasciarsi attirare dalle vetrine, dal traffico e dal continuo movimento della città. Eppure al numero 16 si incontra una facciata che invita a rallentare lo sguardo. È quella di Palazzo Serbelloni, una delle più importanti dimore neoclassiche milanesi e un luogo nel quale la storia della città si intreccia con quella d’Europa.

Veduta di Palazzo Serbelloni lungo Corso Venezia

Il palazzo che vediamo oggi è il risultato della trasformazione di edifici preesistenti voluta dalla famiglia Serbelloni nella seconda metà del Settecento. Il progetto fu affidato all’architetto ticinese Simone Cantoni, uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica lombarda. La monumentale facciata verso l’allora Borgo di Porta Orientale fu completata nel 1793.

Una dimora per una delle grandi famiglie milanesi

I Serbelloni appartenevano all’alta aristocrazia lombarda. Fu il duca Gabrio Serbelloni ad avviare la realizzazione della nuova residenza di famiglia; dopo la sua morte, nel 1774, i lavori furono proseguiti dal figlio Gian Galeazzo Serbelloni, che affidò a Cantoni il completamento del progetto. 

Non si trattava semplicemente di costruire una casa sontuosa. Il palazzo doveva rappresentare il prestigio della famiglia e diventò uno dei protagonisti della trasformazione di Porta Orientale, una zona allora molto diversa dall’attuale Corso Venezia, ancora caratterizzata dalla presenza di orti, giardini, cascinali e conventi.

La parte centrale della facciata su Corso Venezia

Proprio la parte centrale costituisce l’elemento più spettacolare della facciata: una grande loggia scandita da colonne ioniche, sovrastata da un timpano. Tra le colonne corre un fregio con bassorilievi attribuiti a Donato e Francesco Carabelli, dedicati a episodi della Lega Lombarda.

Particolare dei bassorilievi della facciata

Oltre il portone

È entrando nel palazzo, però, che si comprende quanto la sobrietà della facciata nasconda un mondo molto più ricco.

L’edificio fu organizzato da Cantoni sfruttando abilmente un lotto irregolare. Dall’androne si sviluppa una successione di ambienti che conduce verso il cortile porticato e gli spazi interni. Le decorazioni originarie del piano nobile videro tra i protagonisti anche il pittore Giuliano Traballesi.

Decorazioni dell’androne di Palazzo Serbelloni

Stucchi, figure allegoriche, archi, volte e decorazioni accompagnano il passaggio dall’esterno agli ambienti di rappresentanza.

Particolare dell’atrio e dello scalone

Il cortile introduce invece una dimensione completamente diversa. Circondato dal porticato, restituisce ancora oggi l’idea delle proporzioni della grande residenza aristocratica.

Il cortile interno porticato

Il salotto dell’Illuminismo milanese

Prima ancora di diventare uno dei luoghi legati alla presenza napoleonica a Milano, Palazzo Serbelloni partecipò alla vivacissima stagione culturale del Settecento lombardo.

La famiglia frequentava alcuni dei protagonisti dell’Illuminismo milanese. Giuseppe Parini fu precettore dei figli del duca Gabrio e tra le personalità legate all’ambiente dei Serbelloni compaiono anche Pietro Verri e Paolo Frisi.

Il palazzo era quindi non soltanto una dimora privata, ma anche uno dei luoghi nei quali circolavano persone e idee della Milano colta del tempo.

Poi arrivò il 1796.

Quando Napoleone entrò a Palazzo Serbelloni

Il 15 maggio 1796, dopo la vittoriosa campagna dell’Armata d’Italia e pochi giorni dopo la battaglia di Lodi, Napoleone Bonaparte entrò a Milano. Palazzo Serbelloni divenne la sua residenza durante quel primo soggiorno milanese. 

A ricordarlo ancora oggi è una delle lapidi collocate all’esterno del palazzo.

Le lapidi che ricordano i soggiorni di Napoleone Bonaparte e Vittorio Emanuele II

La targa dedicata a Bonaparte ricorda il suo ingresso a Milano con l’esercito repubblicano francese il 15 maggio 1796 e la sua permanenza nel palazzo.

Da quel passaggio deriva anche il nome dell’ambiente più celebre dell’edificio: la Sala Napoleonica.

La Sala Napoleonica

È probabilmente la sala che meglio restituisce l’imponenza degli interni di Palazzo Serbelloni.

La Sala Napoleonica

Lo spazio è scandito da colonne, grandi specchi, porte riccamente decorate e imponenti lampadari. Lo sguardo viene inevitabilmente attirato verso l’alto, dove la volta è suddivisa in una fitta successione di riquadri e apparati ornamentali.

Uno scorcio della Sala Napoleonica attraverso una delle porte decorate

È proprio la ricchezza dei dettagli a rendere la sala particolarmente suggestiva. Avvicinandosi alle decorazioni si scoprono motivi floreali, figure, dorature ed elementi che nella visione complessiva rischiano quasi di scomparire.

Particolare delle decorazioni della Sala Napoleonica

Il grande ambiente continua ancora oggi a essere utilizzato in occasione di eventi, incontri e manifestazioni, insieme agli altri spazi monumentali del piano nobile.

Non solo Napoleone

Napoleone è il nome che più immediatamente viene associato al palazzo, ma non fu l’unico grande protagonista della storia europea a varcarne la soglia.

Nel 1838 vi soggiornò il cancelliere austriaco Klemens von Metternich. Ventuno anni più tardi il palazzo tornò al centro della storia.

L’8 giugno 1859, pochi giorni dopo la battaglia di Magenta, Vittorio Emanuele II entrò a Milano insieme a Napoleone III. Una seconda lapide sulla facciata ricorda la presenza del sovrano in quella giornata.

In pochi decenni, quindi, le stanze dei Serbelloni videro passare protagonisti appartenenti a stagioni politiche completamente diverse: la Milano napoleonica, quella sotto il dominio austriaco e quella che si preparava a entrare nel nuovo Regno d’Italia.

Stemmi, sculture e particolari da osservare

Raccontare Palazzo Serbelloni significa anche soffermarsi sui particolari.

Lo stemma della famiglia compare in diversi punti dell’edificio, inserito negli apparati decorativi e accompagnato da figure e motivi ornamentali.

Stemma e decorazioni all’interno del palazzo

Altri ambienti conservano busti, elementi scultorei e testimonianze delle diverse epoche attraversate dalla dimora.

Sono dettagli che aiutano a comprendere come il palazzo non sia nato in un unico momento: gli interventi sul piano nobile proseguirono a lungo e la documentazione conservata alla Biblioteca Ambrosiana testimonia ancora gli arredi e le decorazioni presenti nelle sale nell’Ottocento.

Le ferite della guerra

La storia di Palazzo Serbelloni non è fatta soltanto di ricevimenti, aristocratici e personaggi illustri.

Nell’agosto del 1943, durante i bombardamenti che colpirono duramente Milano, il palazzo subì gravissimi danni. Andarono perdute parti importanti dell’edificio, tra cui lo scalone monumentale, diversi appartamenti, il salone da ballo e la celebre biblioteca, che custodiva circa 75.000 volumi. Furono danneggiati o distrutti anche affreschi e decorazioni del piano nobile.

Gli interventi successivi permisero di recuperare e ricostruire parti del complesso. È anche per questo che osservando oggi gli interni bisogna ricordare che ciò che vediamo è il risultato di una storia fatta non soltanto di conservazione, ma anche di distruzioni, restauri e ricostruzioni.

Un palazzo che ha continuato a vivere

Palazzo Serbelloni non è rimasto congelato nel Settecento.

Dal 1951 al 2010 ha ospitato il Circolo della Stampa di Milano e le sue sale hanno continuato a essere frequentate da protagonisti della cultura e dello spettacolo. Nel 1960 vi furono, tra gli altri, Sofia Loren e Vittorio De Sica in occasione della presentazione de La ciociara; nel 1969 vi passò anche Lucio Battisti in occasione di un appuntamento legato al Festivalbar.

Oggi il palazzo è una proprietà privata. Il corpo principale ospita uffici, mentre gli ambienti monumentali del piano nobile vengono utilizzati per conferenze ed eventi culturali, artistici, professionali e legati anche al mondo della moda.

Particolare della volta della Sala Napoleonica

Una storia nascosta dietro un portone

Palazzo Serbelloni racconta più di due secoli di Milano. Racconta l’ambizione di una grande famiglia aristocratica, la stagione dell’Illuminismo, l’arrivo di Napoleone, il Risorgimento, le distruzioni della guerra e una città che, nel frattempo, cambiava completamente intorno alle sue mura.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dei palazzi storici milanesi: dall’esterno possono diventare presenze familiari, edifici davanti ai quali si passa distrattamente decine di volte. Basta però oltrepassarne il portone per scoprire che dietro una facciata di Corso Venezia possono nascondersi sale monumentali, stemmi, lapidi e tracce di persone che hanno attraversato la storia d’Europa.

E Palazzo Serbelloni, al numero 16, ne conserva davvero molte.

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Pubblicato da Paoletta

Lombarda da generazioni, sono una grande appassionata di viaggi e di cinema, amo andare a scoprire luoghi visti in film che mi hanno particolarmente appassionato.

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