Bellinzona, vista da sud come la “chiave delle Alpi” e da nord come la “chiave d’ Italia”, conserva ancora oggi il fascino austero e rigoroso di borgata lombarda insediata nelle viscere dell’arco alpino e mantiene l’eredità storico-geografica di crocevia tra Latinità e mondo alemannico, lungo quella “via delle genti” che – per antonomasia – è il San Gottardo.
I suoi tre castelli, di incomparabile forza e virile bellezza, raccontano secoli di storia scritta da romani e longobardi, svizzeri e milanesi e sono fra le più mirabili testimonianze dell’architettura fortificata medioevale lungo le Alpi, segnata dalle vicende della famiglia Visconti Duchi di Milano.

Ancora oggi questa fortificazione, dichiarata nel 2000 Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, continua a destare meraviglia con le sue mura merlate, le torri, le porte.
Vediamoli ora nel dettaglio.
Castelgrande
Il castello si trova sulla sommità del grande dosso di roccia che s’innalza dal fondovalle. Nel medioevo il Castelgrande, suddiviso in più parcelle, doveva contenere molti edifici abbattuti nel quindicesimo secolo sotto i duchi di Milano per ottenere tre cortili.
I tre cortili si diramano dalla Torre Nera al centro del castello, mentre più a est sorge il complesso di edifici del ridotto, al cui centro svetta la snella e quadrata Torre Bianca, probabilmente duecentesca.
L’ala sud è stata eretta in più fasi dal Duecento al Quattrocento, mentre l’ala ovest era una parte dell’arsenale ottocentesco. Di una piccola cappella dedicata a San Michele, posta tra la Torre Nera e quella Bianca, si conservano solo resti di fondamenta. Un’altra chiesa, oggi rudere, è ancora riconoscibile alla periferia del cortile ovest.

Il restauro integrale, reso possibile dalla generosa donazione di Mario della Valle, è stato diretto dall’architetto Aurelio Galfetti negli anni 1982-92.
La parte sud ospita oggi il museo che illustra la storia edilizia del castello. Vi sono conservati anche i disegni su tavoletta del soffitto della casa Ghiringhelli (antico albergo della Cervia, circa 1470-80); un locale è dedicato pure alla zecca bellinzonese. L’edificio a ovest, raccordato ad angolo retto all’ala sud, è adibito a ristorante e a sala d’esposizione.
Per maggiori informazioni potete leggere anche questo articolo.
Castello di Montebello
Il complesso fortificato sorge su uno sperone roccioso a est dell’abitato. Le sue origini risalgono alla fine del tredicesimo secolo.
Edificato dalla famiglia comasca dei Rusca, passò in seguito ai Visconti milanesi. Ampliamenti successivi fra il 1462 e il 1490 trasformarono la vecchia costruzione nella fortezza che ancora oggi possiamo ammirare.
A partire dal 1903 furono intrapresi lavori di consolidamento e completamento. Il Castello di Montebello è una fortezza protetta da una cerchia di mura a forma romboidale, con cammino di ronda, caditoie e merli a coda di rondine o ghibellini, circondato da profondi fossati. Il castello è la stratificazione di tre fasi: il nucleo interno, protetto da alte mura, accoglieva la dimora fatta costruire dai Rusca, il mastio, fabbricati abitativi e utilitari, il pozzo nel cortile, mentre la cappella di San Martino fu eretta attorno al 1600.

Da tre angoli delle mura si innalzano torri sporgenti, due semicircolari e una quadrangolare.
Dalle mura esterne si dipartono le doppie muraglie che chiudevano l’abitato cittadino verso nord e verso sud. Nel cortile si trova il rivellino. Oggi il castello di Montebello ospita il museo civico con la collezione archeologica; i reperti in mostra provengono da necropoli preistoriche del Ticino. La ristrutturazione degli ambienti interni a scopi espositivi eseguita dagli architetti Campi, Pessina e Piazzoli risale agli anni 1971-74.
Castello di Sasso Corbaro
Situato in posizione dominante e più in alto rispetto alle altre opere difensive, il fortilizio si presenta come una sola costruzione, isolata su tutti i lati. Fu l’ultimo castello a sorgere. Dapprima venne costruita una torre, poi verso la metà del Quattrocento gli esperti milanesi suggerirono di fortificare ulteriormente il sito per evitare ai Confederati di penetrare in territorio ducale.
All’inizio del Novecento vennero intrapresi lavori di consolidamento.

II fortilizio forma un quadrato, con due torri di vedetta negli angoli nord-est e sud-ovest. Sui lati corre un cammino di ronda con caditoie e merli. Sul lato est si trova una piccola cappella restaurata.
II mastio serviva in origine quale abitazione. A sud e a ovest della costruzione principale si trovano resti di cortili d’arme e di fabbricati minori. Oggi il Mastio del Castello di Sasso Corbaro ospita sale espositive ed un ristorante con annessi spazi seminariali.
La trasformazione dei locali in museo è stata curata nel 1964 dall’architetto Tita Carloni e oggi da Paola Piffaretti.
